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iViaggi
di Repubblica
La valle dei Templari
La Lucania è stata luogo di sosta e preghiera
negli anni delle Crociate. E le numerose testimonianze storiche di
questo passato hanno scatenato una caccia al Santo Graal
Il
Santo Graal si trova in Basilicata!". Sono bastati pochi giorni perché
questa frase passasse di bocca in bocca, di casa in casa, di paesino in
paesino per trasferire nella "magica terra lucana", così definita
dall'antropologo Ernesto de Martino, il mito del Graal.
Un passaparola spontaneo e appassionato ha così acceso sulla Basilicata
i riflettori del dibattito mondiale sul segreto della misteriosa
reliquia che, secondo la maggior parte delle fonti storiche, consiste
nel calice di Gesù nell'ultima cena e usato per raccogliere il suo
sangue dopo la Crocifissione custodito dai Cavalieri Templari e mai
ritrovato, argomento riportato all'attualità dal successo editoriale del
discusso libro di Dan Brown "Il Codice Da Vinci".
Storici, studiosi, turisti e curiosi non hanno resistito alla tentazione
e sono approdati in Basilicata dando vita a una vera e propria caccia al
tesoro nascosto. La migrazione sulle tracce del Graal si concentra in
particolare nei piccoli centri del potentino sparpagliati ai piedi delle
Dolmiti Lucane, zona ricchissima di grandi basiliche, caratteristica che
intorno al 1150 costituì l'origine del mutamento del nome della regione
da Lucania in Basilicata.
Il contagioso coinvolgimento della popolazione nella ricerca della
preziosa reliquia nelle chiese del territorio è supportata da elementi
storici che hanno alimentato la creazione del mito. Primo fra tutti è
l'origine lucana di Ugo Dei Pagani, Fondatore dell'Ordine dei Cavalieri
Templari nel 1118 che, secondo documenti certificati nel 1600 nel Codice
Amarelli, sarebbe nato da Sigilberto ed Emma proprio in Basilicata, per
la precisione a Forenza.
Le sue spoglie, invece, sono custodite nella chiesa sconsacrata di San
Jacopo a Ferrara, nota per la presenza di una misteriosa cripta murata.
Dati che, come sottolinea lo studioso Principe Guglielmo Giovanelli
Marconi, "portano alla rivalutazione dell'origine italiana dell'Ordine
dei Cavalieri del Tempio finora trascurata".
L'interesse di studiosi e curiosi si è scatenato intorno alla scoperta
di simboli templari presenti nelle chiese dell'area dell'Alto Bradano e
in particolare ad Acerenza, Venosa, Castelmezzano, Serra di Vaglio e
Lagopesole, villaggi entrati improvvisamente nella mappa delle località
legate al mistero del Graal, di fianco a mete più note come Rosslyn
Chapel in Scozia e la chieda di Santa Maddalena a Rennes le Château in
Francia.
Perché furono costruite basiliche così grandi in Lucania rispetto alla
popolazione? La convinzione diffusasi a macchia d'olio è che la
Basilicata è stata sede strategica e luogo di ristoro morale e
spirituale per le truppe partecipanti alla Prima Crociata nel 1095,
promossa Papa Urbano II di Cluny che per sei anni soggiornò nella
cittadina lucana Banzi, e alla sesta nel 1227 quando l'Arcivescovo della
Cattedrale di Acerenza, Padre Andrea collaborò con Federico II per
l'organizzazione della spedizione.
La prima tappa dell'inedito itinerario è la Cattedrale di Acerenza, la
chiesa più grande del territorio capace di ospitare 1200 fedeli per le
funzioni, diventata meta irrinunciabile perché sembra nascondere un
segreto nella sua cripta restaurata nel 1524 dal Conte Ferrillo Balsa,
membro dell'Ordine. "I turisti sono attratti da una finestrella
barricata nella cripta da circa 500 anni", racconta Rosalba Bochicchio,
guida locale.
Ma gli elementi di interesse di questa maestosa chiesa che fu sede
arcivescovile dal 1059, anno in cui il Concilio di Melfi sancì
l'alleanza tra Vaticano e Normanni del Meridione, sono tanti a partire
dall'assenza di croce e dalla presenza, al suo posto, del busto di
Giuliano l'Apostata, persecutore dei cristiani (attualmente custodito
nella Cattedrale).
"L'occhio del turista è incuriosito dalla facciata dove ci sono le
sculture di due scimmie in fase di accoppiamento con due donne, simbolo
del peccato lasciato fuori dalla chiesa", spiega Rosalba Bochicchio.
La sguardo poi si poggia su croci templari sulla facciata e,
all'interno, sul sarcofago nella cripta, su un quadro del '500 di
Antonio Stabile e sui vari simboli pagani intorno alla misteriosa
finestrella, dall'immagine della dea Mefitis a un Gesù in posizione di
morte che viene fuori da un calice, al teschio diventato poi simbolo dei
pirati, all'agnus dei.
La Cattedrale, dedicata al Santo Martire Canio o Canione, nome gaelico
che significa "Magnifico Sorvegliante", è stata costruita nel 1080 da
Arnaldo, abate di Cluny che era arrivato in Basilicata con i Normanni
assieme a Berengario, altro monaco di Cluny, diventato poi Priore della
Abbazia di Venosa, detta l'Incompiuta, altra località di questo percorso
sulle tracce del Graal (entrambe finanziate da Roberto il Guiscardo).
La domanda di tutti è: "Cosa doveva sorvegliare San Canio?" e, con
qualche dubbio e tanta curiosità, vanno verso Venosa per scoprire i
segreti dell'Incompiuta della Trinità, una delle piu' potenti Abbazie
del Sud, nata nel V secolo su un tempio romano e ampliata più volte
anche grazie a una donazione del padre di Ugo dei Pagani (1078) e luogo
prediletto da Roberto di Guiscardo che vi portò la croce di Costantino
nel 1081 mai ritrovata.
La terza tappa è Castelmezzano, paesino arroccato tra frastagliate
Dolomiti Lucane. Boemondo d'Altavilla, principe d'Antiocchia e primo
normanno arrivato in zona scelse per questa località uno stemma che
raffigura due cavalieri castelmezzanesi partiti volontari per la
Crociata indetta da Papa Giulio II verso la fine del Mille, sotto la
guida di Boemonte, Principe di Taranto.
Il paesaggio è suggestivo ed è facile scorgere tra la roccia ancora i
segni evidenti dei tagli che servirono per esportare la chiesa, nota
come Grande Madre, e i resti del fortilizio normanno-svevo con una
gradinata stretta e ripida che va verso il cielo
Ma gli elementi maggiormente misteriosi sono custoditi nella Chiesa
Madre di S. Maria dove, 13 anni fa, durante i lavori di
ristrutturazione, sono stati scoperti una porta segreta e un architrave
triangolare che crea una croce templare a otto punte iscritta nella
roccia: all'interno di un cerchio circoscrive un altro cerchio e,
sull'icona della Madonna con il bambino detta dell'Olmo, una data A.I.D.
1117 e una frase che fa da cornice al dipinto "Hic habtta boam elegie a
stlia mtna - salmo 131" (qui abiterò perché l'ho scelto, o stella
mattutina).
E' una esplicita venerazione della Stella Mattutina tanto cara ai
Templari, tramandata di maestro in maestro e che si pronuncia quando si
entra in una nuova casa. Il percorso porta a Lagopesole, frazione di
Avigliano, dove sorge il Castello Rosso costruito secondo il modello del
Krak dei Cavalieri che padroneggia sulla valle dove, fino all'800, vi
era un lago poi prosciugatosi.
Il monumento ricorda il castello rosso dei romanzi del Graal situato di
fronte una rupe bianca, colore che richiama subito alla mente la "terra
bianca" lucana. Il Castello è stato la residenza estiva di Federico II,
unica sua abitazione ad avere all'interno una cappella. L'ultima tappa è
Serra di Vaglio, nota anche come Serra San Bernardo, il santo che ha
dato la "regola" ai Templari. La zona custodisce, nel santuario mariano,
i resti delle dea Mefitis, intermediaria tra la vita e la morte, dea
delle acque con accesso alle proprietà magiche della fonte dell'eterna
giovinezza.
Francesca Bellino
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