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LA STORIA DI CASTELMEZZANO
| CASTELMEZZANO: LA STORIA, L’ATTUALITÀ |
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Le vette delle Dolomiti Lucane che dominano incontrastate la valle del Basento, racchiudono e proteggono, al loro interno, uno tra i “Borghi più belli d’Italia”: Castelmezzano. La radice latina di “Castrum” nel toponimo “Castelmezzano” (fino al XVIII sec. indicato come “Castrimediani”) ne indica un luogo fortificato, un insediamento militare, sorto proprio in mezzo ai castelli di Pietrapertosa e Brindisi di Montagna, occupati dagli arabi. Il primo nucleo dell’attuale paese risale probabilmente al X sec. d. C., un periodo di grande confusione, caratterizzato dalle guerre, tra i due principati Longobardi di Benevento e di Salerno, che favorisce l’invasione degli arabi, nonché l’arrivo di eserciti Bizantini. Continuamente minacciati gli abitanti dei vicini centri di Guardia (antico Maudoro) e di Castel Bellotto, si rifugiarono in un luogo più sicuro e difendibile, occupando così come punti strategici i picchi più elevati delle Dolomiti Lucane. Nel corso dell’ XI sec., dopo la conquista normanna dell’Italia meridionale, il feudo viene assegnato al milite Tommaso che per primo promuove il toponimo a titolo nobiliare. Risalgono proprio al periodo normanno i resti dell’antico castello di cui restano visibili i gradini incastonati nella roccia che conducevano al posto di vedetta. Il paese si dispone in forma di anfiteatro naturale attorno a Piazza E. Caizzo, cuore della vita sociale castelmezzanese. In essa è ubicata la chiesa madre Santa Maria dell’Olmo, risalente al XIII sec. Fino alla metà dell’800, essa era costituita da una sola navata, con quattro piccole cappelle laterali e diversi altari (di questi ultimi già nel 1544 se ne contavano 7). L’altare centrale era sovrastato dalla pregevole pala lignea di stile barocco antico detta della “Madonna della Stella”, posta ora a destra dell’entrata, la quale contiene una finissima icona bizantina raffigurante la Madonna col Bambino, racchiusa in una cornice in pietra su cui sono scolpite delle scritte in latino (“ Qui è Maria della Stella Mattutina”) e in greco, recante la data del 1118. Numerose sono le opere pregiate conservate in questa chiesa, tra cui la statua lignea policroma di “Santa Maria dell’Olmo”, risalente agli inizi del XIV sec., in stile bizantino, un’altra statua lignea di poco posteriore della Madonna col Bambino; tre splendidi quadri di cui uno rappresentante la Sacra Famiglia, opera del Pietrafesa risalente alla metà del XVII sec. Proprio dal restauro delle pareti esterne della chiesa madre è stata rinvenuta una croce patente, simbolo per eccellenza della maestanza dell’ordine dei Templari. Molti sono i segni della presenza dei cavalieri dell’ordine del tempio, in questi luoghi: dalla toponomastica delle strade, Via Spinalva, delle numerose chiese, Santo Sepolcro, alla venerazione della Santa Spina, non dimenticando soprattutto lo stemma comunale che riproduce proprio quello dell’ordine dei Templari: due cavalieri, di cui uno è moro, su un unico cavallo risalente probabilmente all’XI sec. quando Castelmezzano partecipa alla prima Crociata proprio con due cavalieri che si unirono alle forze della vicina Tricarico. Tutti questi elementi coincidenti tra di loro, ci fanno ritenere che ci sia ancora molto da scoprire sul filone “templare” che sta divenendo man mano sempre più interessante. Incessante e pregevole è, poi, l’opera portata avanti per dare un inquadramento storico e non solo “leggendario” a tutta la vicenda; attività questa condotta con grande entusiasmo e maestria da parte del nostro concittadino Don Mimmo Beneventi. Castelmezzano rientra nell’area del “Parco naturale regionale Gallipoli Cognato e delle Dolomiti Lucane” che oltre alle ineguagliabili bellezze paesaggistiche presenta ancora intatte le tracce di una storia millenaria: dalle mura megalitiche dell’insediamento lucano di Monte Croccia, del IV sec. a. C., alla presenza benedettina testimoniata dall’insediamento di Palazzo e Cappella Cognato. La sfida dei prossimi anni, in primis, per la classe politica sarà quella di promuovere nelle popolazioni locali la cultura dell’ambiente come progetto di sviluppo del territorio, contribuendo ad alleviare la percezione dell’area protetta come una zavorra al piede che limita ogni attività socio-economica. Una delle più antiche tradizioni rivissuta dal borgo, in occasione delle celebrazioni religiose tributate a Sant’Antonio nei giorni 5, 12 e 13 settembre, è la festa del ‘Maggio’ o ‘Sposalizio degli alberi”. In molti comuni limitrofi si ritrovano delle celebrazioni di forma assai simile, e di uguale significato simbolico, ad Accettura, nella vicina Pietrapertosa, ad Oliveto Lucano. Il Maggio rappresenta un inno alla fertilità della terra e alla vita, attraverso il rituale dell’unione sessuale di un tronco di cerro e di una cima di agrifoglio, festosamente trasportati dal bosco al paese, il primo tramite numerose coppie di buoi, la seconda in genere a spalla. Successivamente la cima infiocchettata e ricca di premi si unisce al tronco che sarà poi innalzato, si procede così al caratteristico ‘sparo’ della cima e all’impossibile scalata del tronco da parte dei più arditi. Tutta la cittadinanza di Castelmezzano e le sue articolazioni socio-culturali sono, ormai, incamminati oggi in una prospettiva di sviluppo turistico del Borgo e di valorizzazione di tutte le sue emergenze ambientali, storiche e paesaggistiche (“Volo d’Angelo”, Percorsi Tematici, ecc.); vedere come una intera Comunità lavora alacremente ad un obiettivo di crescita civile, oltre che economica, ci da la speranza e la forza per andare avanti nella direzione intrapresa, convinti come siamo che mai come in questo caso “Il Futuro ha radici antiche”.
Castelmezzano, 16/03/2007
Mimmo CAVUOTI
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Varie · Reperti archeologici ci riportano al periodo ellenistico quando i greci penetrarono nella valle del Basento, l’antico abitato era detto Maudoro i cui abitanti vissero per secoli in pace e prosperità. Verso la fine del ‘900 d.C. con l’occupazione Araba i nuovi conquistatori iniziarono la penetrazione nell’interno della Calabria e della Lucania devastando quanto loro capitava a tiro. Le continue scorrerie dei Saraceni sconvolsero la pacifica convivenza del Popolo di Maudoro il quale inizio la ricerca di un sito più sicuro che potesse aiutarli meglio nella difesa contro gli invasori. · La storia narra che un pastore di nome Paolino addentrandosi nella parte più a est scoprì una naturale fortezza costituita da pascoli più adatti alle bestie e da una catena rocciosa che rendeva il luogo difficilmente accessibile ai conquistatori. Il luogo era veramente un facile nascondiglio protetto da guglie di rocce a strapiombo e con profonde gole nelle quali scorrevano limpide acque. Dalle cime rocciose gli abitanti preservarono la intangibilità del loro territorio attraverso il rotolamento di grandi massi da qui la definizione dialettale ancora immodificata delle rocce, che caratterizzano la morfologia del territorio, :“Arm”. · All’inizio dell’anno 1000 d.C. Castelmezzano fu conquistata dai Normanni che vi costruirono una fortezza. · Visibili ancora oggi i resti delle mura del Castello e la “Gradinata” scavata nella roccia che consente l’accesso al punto di vedetta più alto dal quale si domina l’intera valle del Basento. · Con l’occupazione Normanno-Sveva raggiunse potere politico-culturale che decradà con la dominazione Angioina. In questo periodo, Castelmezzano appartenne a Guglielmo Tournespe e a Roberto Ronziano · Mentre nel periodo di dominio Aragonese nel feudo si susseguirono il conte Garlon D’Alife, i Suordo, i De Leonardis. · Passò poi nel ‘600 ai De Lerma che ne tennero il controllo fino all’eversione della Feudalità (1806). · Prima della metà dell’ottocento si affermò fra gli angusti nascondigli naturali delle rocce e della macchia boschiva il fenomeno del brigantaggio sul quale molto è stato scritto e del quale ancora oggi si narrano storie e leggente di sanguinari diseredati. Singolare è la storia del “Ualano” (pastore di buoi) Compilino che decapitò il temutissimo Brigante “Occhio di Cane”. · Degno di nota fu l’apporto del popolo Castelmezzanese alle battaglie risorgimentali condotto alla lotta unitaria dal prete liberale Don Carlo Antonio Trivigno che con un pugno di uomini coraggiosi uniti a quelli dei paesi vicini partirono al grido di “Viva Garibaldi” per liberale Potenza il 18 Agosto 1860. · Verso la fine dell’ottocento rilevante fu il fenomeno dell’emigrazione oltre oceano fra questi quello delle famiglie Paternò-Campagna che imparentate fra loro diedero vita ad una delle più grandi dinastie di costruttori degli Stati Uniti. Si deve a questi imprenditori la trasformazione ad uso abitativo del grattacielo.
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La "Pizzatl" focaccia tipica di Castelmezzano |
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