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Tra storia, arte e ...leggenda

La costruzione delle chiesa di Santa Maria dell’Olmo risale all’anno 1544. Nel corso dei secoli ha subito diverse trasformazioni. La forma attuale  e’ opera della sovrintendenza, con la ricostruzione post-terremoto dell’anno 1980. Dall’antica piazza dell’Olmo (chiamata così per la presenza di un olmo imponente), oggi Emilio Caizzo, ammiriamo la stupenda e maestosa facciata in stile romanico, ritmata da 4 colonne con altrettanti finestroni, del monumento in pietra locale costruito da valenti scalpellini e maestranze dell’epoca, con un mirabile incastro di blocchi grandi e piccoli di colore vario, dal rosa, al grigio, al rossastro. Dalla gradinata antistante il tempio, lo sguardo sale alla porta in legno, al portale in pietra intagliata liscia, al cornicione con bassorilievi in stucco raffiguranti animali e fiori, per ridiscendere all’orologio ed all’affresco di San Rocco, protettore di Castelmezzano, fin da quando nell’ottocento, all’epoca del brigantaggio, salvò il paese dalla distruzione e dalla messa a fuoco decretata dal generale francese incaricato di reprimere tale fenomeno. Nel momento in cui i soldati stavano per mettere in atto la punizione contro i Castelmezzanesi “colpevoli” di aver dato ospitalità ad una banda di briganti, il comandante alzò gli occhi verso l’immagine di San Rocco di Montpellier ed avendo riconosciuto in lui un suo concittadino (egli stesso era di Montpellier) diede immediatamente l’ordine di sospendere l’esecuzione e Castelmezzano e i suoi abitanti furono salvi. Dalla piazza, risaliamo a destra, lungo la salita del “campanaro”, ammiriamo la torre campanaria (con campane molto antiche di cui una risalente al 1666) a due piani con otto finestre e scendiamo, a sinistra per il vicoletto “Michele Volini” (“strett^l “  di Coiro) passiamo sotto il caratteristico archetto che collega il palazzo di Coiro alla Chiesa, scorgiamo in basso, a sinistra, un antica porticina murata e, più avanti, un’ altra porta, anch’essa murata sulla quale campeggia un bellissimo architrave a forma triangolare con al centro scolpito un “mandala” diviso in quattro parti dai bracci della croce  simbolo della perfezione di cristo. E’ la croce dei templari, la cui presenza e’ confermata dallo stemma di Castelmezzano con i due cavalieri sopra un unico cavallo. La presenza di questi segni ci fa capire che nel tempio era custodito qualcosa di molto speciale, la spina santa portata sin qui dai crociati, da Gerusalemme. Anche la presenza della rocca acquista un significato particolare, come baluardo di difesa per il paese e per il tempio contro le invasioni saracene.

 Rientrando verso la piazza, passiamo davanti all’arco ed alla feritoia che corrispondeva all’antico cimitero situato sotto il pavimento della chiesa. All’interno, notiamo che lo spazio e’ diviso in tre navate, in fondo il presbiterio ed in alto campeggia, seduta su uno scanno la statua lignea della Madonna dell’Olmo, di origine Bizantina. Dal punto di vista iconografico l’immagine si ricollega a quella di Hera, la madre degli Dei presso gli antichi greci. La religione cristiana si innestò infatti sul vecchio tronco di quella pagana, producendo nuovi e meravigliosi frutti.  Sull’arco della sacrestia, un' altra scultura lignea del XIV secolo, rappresentante la Madonna col Bambino in Trono. Madre e figlio hanno i volti tondi incorniciati da capelli ondulati. Dette opere testimoniano quanto alto fosse il culto mariano locale.

 

 

Ammiriamo, inoltre sulla parete di fondo l’opera in ferro battuto di grande effetto decorativo e scenografico, realizzata da artigiani locali nel XVIII secolo. Per antica consuetudine, prima di prendere posto nei banchi, i fedeli sostano nella navata destra, nella cappella dl purgatorio, perche’ alla salvezza si arriva dopo la purificazione.  In questa navata lo sguardo e’ attratto da due pale lignee, di stile barocco, opera di intagliatori locali quella del purgatorio incornicia la tela raffigurante il refrigerio offerto alle anime purganti dai santi, per intercessione di Maria presso Gesu’ (olio su tela risalente al XVI secolo). Ci soffermiamo davanti al meraviglioso altare della Madonna della Stella, dove un tempo era custodita la Spina Santa. Al centro vediamo una finissima icona bizantina raffigurante la Madonna della Stella, racchiusa in una cornice in pietra su cui sono scolpite delle scritte in latino (“qui e’ Maria della Stella Mattutina”) ed in greco, con la data 1118. L’opera lignea e’ composta da quattro colonne e sovrastata da una corona. Ricchissima di particolari decorativi come fiori, foglie e stemmi, rappresenta un’allegoria molto significativa: le colonne della fede, sostenute dalla parola (le aquile simbolo dell’evangelista Giovanni) sono arricchite e vivificate dalla grazia (le due cornucopie ricolme di frutta) di pregevole fattura la pala che adorna la nicchia della Madonna Addolorata, costruita nel 1925 da artigiani locali che riprodussero un’ alzata del XII secolo. 

 

 

 Nella navata centrale spiccano, a sinistra la tela della Sacra Famiglia (o Trinità terrestre) con tre cerchi luminosi che racchiudono il Padre, lo Spirito Santo  e il Figlio (opera di Giovanni de Gregorio detto il  Pietrafesa e risalente alla metà del XVII secolo) e a destra quella della Madonna del Carmelo con due Santi Carmelitani (opera del XVII secolo dello Scerra di Tricarico). Pregevole la pala dell’altare  di San Rocco, costruita nel 1789, che ostenta un barocco moderno. In legno dorato ed arricchita di intrecci la cornice che adorna la nicchia di Sant’Antonio. Opera di ignoti scultori locali le statue lignee di San Rocco e San Vito risalenti alla  metà del XVII  secolo. Anche lignea la statua di Sant’Antonio risalente al XVIII secolo. L’alzata (formata da due colonne e l’architrave) in stile barocco che completa l’altare del Sacro Cuore proviene dalla cappella del ss.mo rosario (gia’ adiacente la chiesa madre).  Di pregevole fattura e’ la piccola statua lignea di “Sant’ Rucchecch””, scultura  di un artigiano locale del 1888. Questa piccola statua era portata dai pastori, per le vie del paese, a lume di fiaccole, la sera precedente la festa perché il giorno non potevano partecipare per non lasciare le greggi incustodite.

 

 

 

 

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