DA CASTELMEZZANO AI GRATTACIELI
L’EPOPEA DEI PATERNÒ IN AMERICA

La storia di Charles Paterno, di suo padre e dei suoi fratelli: fuggiti dalla povertà del paese natio e diventati i più grandi costruttori di New York.
Una famiglia di Castelmezzano, i Paternò, inseguì a fine ‘800 il sogno americano. Il sogno dei grattacieli di New York. Il sogno della città giardino. Il sogno del castello delle meraviglie sull’Hudson: un castello di marmo bianco, con quattro torri merlate e trenta stanze, attorniate da serre, giardini, fontane, piscine, situato nel punto più alto di Manhattan. Finì di costruirlo nell’autunno del 1909. Su quel castello volle piantare una vigna con la terra e i vitigni italiani. Canio Paternò fu emigrante per bisogno, medico per formazione, costruttore per necessità, sognatore per temperamento, visionario per vocazione.
Papà Giovanni era muratore. Dopo il crollo di un fabbricato e macerie di debiti, si imbarcò su una delle tante carrette del mare che sfidavano l’oceano per trovare approdo nelle Americhe. Mamma Carolina aveva messo al mondo dieci figli. Il primo dazio da pagare per tutti loro fu quello del cognome. Un dazio alla nuova lingua che ruberà l’accento ai Paternò, trasformandoli in Paterno.
Paternò o Paterno che fossero, portarono oltreoceano una fame di riscatto. Fame che porterà Canio, che negli States diventerà Charles, a diventare dottore e poi grande costruttore. Sarà il suo talento a trasformare un gruppo disperato di emigrati lucani, in una delle più grandi e innovatrici imprese di costruzione di New York. Un’impresa capace di puntare sulle tecnologie più innovative, di affidarsi agli architetti più visionari, di offrire non soltanto case ma nuovi stili di vita.
Charles Paterno ebbe sguardo anticipatore, senza disdegnare sghiribizzi.
Coltivò la passione per fiori e giardini, per la famiglia, con una smania di grandezza. Volle realizzare infatti quel castello sull’Hudson per farne la dimora della sua Minnie (nobildonna di stirpe olandese) che sposò. A lei regalò uno straordinario organo a tre tastiere e oltre tremila canne che vibravano da sole in tutti gli ambienti del castello.
Charles seppe intessere preziose amicizie con uomini importanti del suo tempo come Giuseppe Prezzolini e il sindaco della Grande Mela, Fiorello La Guardia. Donò alla Casa Italiana della Columbia una biblioteca di ventimila volumi, la Paterno Library.
Suo padre, Giovanni, diventato in America John Paterno, nel momento in cui si accorse che era giunta la sua ora, volle tornare nella sua Castelmezzano per abbandonarsi al riposo della terra su cui era nato. Era il 1899 e Giovanni Paternò morì che non aveva neppure cinquant’anni. Poi, quando scomparve sua moglie Carolina (nell’aprile del 1925), per volontà dei figli, la sua salma rifece il viaggio a ritroso sull’Atlantico. Castelmezzano – America. Ripartì ancora una volta dal paese. Non prima però che i suoi familiari gli cambiassero la camicia.
Saverio, il maggiore dei fratelli, dopo aver errato per il mondo, tornò a Castelmezzano dove per anni fu podestà e, grazie ai denari che gli giungevano dalla famiglia in America, soprattutto grazie alla generosità del Conte Antonio Campagna – che aveva sposato una delle sorelle Paternò – poté donare al borgo natio una modernissima scuola tutt’ora esistente.
Charles Paterno morì straricco sul green del più esclusivo Country Club del Westchester. Era giovedì 30 maggio del 1946 e non aveva ancora compiuto 69 anni. Era vestito in modo inappuntabile, come al solito, con la sua candida tenuta da sportman e una fresca gardenia all’occhiello. Si accasciò a terra senza una parola.
La morte non gli diede il tempo di realizzare il suo ultimo sogno dedicato alle sue nipotine: in una zona appartata di Windmill Farm si era messo ad allevare renne. Quattro di esse, nella notte fra il 24 e il 25 dicembre, avrebbero dovuto tirare una slitta con sopra lui vestito da Babbo Natale e le bambine. Voleva attraversare a gran velocità la Fifth Avenue fra la meraviglia del cielo e lo
stupore dei passanti.